Il passaggio di crescita

Tai Chi Chuan - Passaggio di crescitaSuccede qualche volta che allievi di Tai Chi che hanno frequentato per qualche anno le lezioni con impegno e soddisfazione, a un certo punto interrompono, anche bruscamente, la frequenza ai corsi. I motivi possono essere diversi e alcuni sono comprensibili come per esempio un cambio di lavoro che stravolge tutta l’organizzazione personale e nella quale il Tai Chi non può più rientrare (anche se conosco chi ha fatto salti mortali per non perdere proprio quel corso particolare e il Tai Chi comunque). Non di rado possono scattare delle incomprensioni o attriti fra le personalità di allieva/o e insegnante, ma questo generalmente capita nei primi tempi della relazione e non di rado diventa un modo per entrare in un rapporto più profondo. Quello di cui desidero parlare è la defezione o disaffezione che avviene in allievi che praticano da anni e che giungono a un punto di insoddisfazione senza ritorno, una vera crisi. Sono arrivata a concludere che queste crisi, invero salutari se le si comprende, sono dovute a una saturazione. E mi spiego meglio.

Tai Chi Chuan - Passaggio di crescitaChi frequenta i corsi sa bene che la didattica del Tai Chi è molto vasta, non si finisce mai di imparare, per me questa è una cosa bellissima, però a volte digerire tutte le istruzioni diventa un po’ faticoso e persino scoraggiante, la mente comincia a sentirsi frustrata perché non intravede una fine o dei risultati ‘definitivi’. Oppure sembra che non ci sia più niente da imparare e si comincia addirittura a provare noia, e anche questo è un effetto di saturazione perché l’assimilazione dell’apprendimento ristagna. O ancora, si comincia a pensare che il Tai Chi sia troppo difficile. Arrivati a questo punto, in tutti i casi possono succedere due cose: o si lascia senza tanti complimenti oppure ci si ferma a riflettere vedendo tutto quello che il Tai Chi ci ha dato fino a quel momento e si comprende che ci si trova in un passaggio di crescita. Ne posso parlare con cognizione di causa perché a me è successo diverse volte nel mio percorso di allieva. Di fatto succedeva che arrivavo a un punto in cui mi pareva che la pratica non avesse più niente da dirmi o da darmi e che era giunto il momento di lasciarla (per fortuna non l’ ho mai fatto e ogni giorno ringrazio Dio e sono grata per avere il Tai Chi nella mia vita quotidiana, e per tanti motivi). Innanzitutto penso che le crisi nella nostra vita siano sempre un’opportunità per fermarci a guardare e capire che cosa non va, e nello specifico la crisi nella pratica del Tai Chi è un riflesso della nostra crisi esistenziale. Perciò lasciare la pratica è un atto di rinuncia a crescere, un gettare la spugna al momento delle difficoltà e questo non è mai una buona soluzione, può invece essere utile sospendere per qualche lezione la partecipazione al corso, come quando si è indisposti a causa di un malanno, ma per poi tornare alla pratica che tanto può aiutarci nell’attraversare il passaggio di crescita e risolvere la crisi.

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